Andrea Papini
Consumano la terra le ombre
Silenzio
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INelle mie opere chi guarda è protagonista perché “deve immergersi in esse come in un percorso obbligato, circondato volontariamente dall’opera. Il fatto non è casuale, la drammaturgia dell’immagine nuda lo prevede.”Per me l’arte è un viaggio verso l’ignoto, verso una dimensione sconosciuta, non è un repertorio dove uno prende e quindi lì si consola”.
“E’ disegnare la realtà alla quale siamo stati consegnati prima dell’insorgere della coscienza, senza repertorio ne tradizione.
Per quanto possa risultare straniante confrontarsi con queste installazioni realtà è che l’iconografia di riferimento affonda le sue radici in una “classicità codificata”, in Giotto, in Signorelli, Antonello da Messina, Pisano, Caravaggio, Piero della Francesca “ma anche nella letteratura russa ed i testi dei vangeli perché hanno una versatilità impressionante.”
“Chi è venuto a Jesi si è trovato intorno, immerso in un luogo dove ci sono simboli riconoscibili o che dovrebbero essere riconoscibili. Questi simboli sono la materia, il corpo vivo dell’immagine, senza idoli o canoni, ma una sensazione indefinita, in definitiva: una nuova necessità”.

Franco Cecchini

Scenari immaginari.

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P“Premetto: il teatro, in questa sede, viene da me evocato solo come grande metafora. Un’icona affascinante attraverso cui guardare ( e interpretare ) il mondo, la vita, il tempo che passa. Con l’occhio magico che è proprio della fotografia. Partendo da un luogo, dalla realtà colta in un istante, da un punto di vista, ma cercando un’altra dimensione. Tutta da inventare, da immaginare. Da me e da chi guarda assieme a me quello che ho guardato.Di questo teatro ( la cui radice greca, appunto, si traduce in “guardo, riguardo, considero” e anche “ammiro, guardo con meraviglia” ) mi limito a proporre solo scenari. La magia della scena colta in frammenti di realtà, in spazi da me abitati – anche solo per un attimo – in paesi vicini e lontani e a me apparsi emblematici. Spazi schedati con data e luogo, ma che in questo nuovo percorso perdono la loro identità e storia, rappresentano dei non luoghi, scelti e ricollocati secondo il senso che assumono all’interno di una sorta di sceneggiatura.

Pamela Stortoni

Life.
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..PCosa sarebbero i luoghi senza le persone che li abitano? E’ questa la domanda che mi son sempre posta, forse inconsciamente, durante i miei viaggi. Il mio sguardo è infatti sempre attratto dai volti: bambini, uomini, donne, anziani, che guardo e osservo mentre, noncuranti della mia attenzione, semplicemente vivono. Li ho colti di nascosto, da lontano ho rubato un po’ della loro intimità e l’ho fatta mia, l’ho interpretata, l’ho immaginata e ci ho costruito una storia. Lo scatto colma la distanza tra il loro mondo reale e il mio immaginario. Ogni foto rappresenta un tassello di questo racconto che non ha una traccia definita: ognuno può costruire la sua. Le situazioni sfuggono e, altrettanto velocemente, cerco di immortale i volti e i luoghi che mi hanno colpito e incuriosito.Proprio per rafforzare questa idea che i luoghi sono tali solo con le persone che li abitano, ho deciso di dividere la mostra in due parti: da un lato troviamo i volti dall’altro, proiettati su di un muro bianco, sono esposti i luoghi nudi per coglierne l’essenza e la differenza.